Page 41 - merged
P. 41
fondire lo studio dei lavori di Dirac durante l'inverno 1928-1929 Fermi decide,
come fa spesso, di riformulare la teoria seguendo un approccio matematico a lui
più familiare. Successivamente lavora a lungo per trovare una soluzione alle ben
note difficoltà relative alle divergenze dell'elettrodinamica quantistica che nascono
dalla self-energia dell'elettrone puntiforme e riempie interi quaderni di calcoli,
senza successo. Alcuni risultati interessanti si trovano tuttavia nei lavori Sopra
l'elettrodinamica quantistica, Le masse elettromagnetiche nella elettrodinamica quanti-
stica, Quantum Theory ofRadiation [Teoria quantistica della radiazione]. Nel corso
di queste ricerche personali, Fermi comunica regolarmente i suoi risultati ad allievi
e amici, come Amaldi, Majorana, Racah, Rasetti e Segrè. Ogni giorno, alla fine
del lavoro, li raduna intorno al tavolo e in loro presenza inizia con l'elaborare
prima la formulazione di base dell' elettrodinamica quantistica e poi prosegue
Ettore Majorana facendo, una dopo l'altra, una lunga serie di applicazioni dei principi generali a
particolari problemi fisici. Questo metodo, caratteristico di Fermi, di lavorare su
un problema teorico "in pubblico" (per così dire) e di insegnare allo stesso tempo,
gli permette di esprimere ad alta voce quello che sta pensando. Nel frattempo,
nello scrivere i risultati alla lavagna, non salta mai un passaggio, procede lenta-
mente, a velocità uniforme e senza esitazioni, ma facendo sistematici progressi,
indipendentemente dalla difficoltà della trattazione. Tutto questo lavoro
sull'elettrodinamica viene riassunto da Fermi in una serie di lezioni che tiene
all'Istituto Poincaré di Parigi nel 1929 e, in forma più completa, alla scuola estiva
di Ann Arbor all'Università del Michigan nel 1930. Di queste lezioni viene
fatta una traduzione sia in francese che in inglese. L'articolo di Fermi Quantum
Theory of Radiation [Teoria quantistica della radiazione] pubblicato nella "Review
of Modern Physics" del 1932, che fornisce le prime nozioni di teoria dei campi,
è una monografia su cui generazioni di ricercatori hanno imparato l'elettrodina-
mica. Da Hans Bethe viene considerato un «esempio insuperabile di come si
possa esporre con semplicità una materia così complessa». Eugene P Wigner
commenta a proposito: «Nessuno che non conoscesse a fondo tutte le complica-
zioni della teoria avrebbe potuto scriverlo e nessuno avrebbe potuto evitare più
abilmente tutte le complicazioni». Wigner e Victor Weisskopf si adopereranno
per rendere rigorosa una regola di calcolo delle probabilità di transizione
spontanea tra stati quantici che Fermi ricava con una matematica assai spregiu-
dicata e che da lì in poi verrà chiamata Fermi's golden rule [Regola d'oro di Fermi].
1930 Come già era emerso nel caso dei suoi lavori sulla relatività, in generale
La camera a nebbia
_ Fermi rifugge da riflessioni di tipo puramente epistemologico e adotta
un'impostazione pragmatica secondo cui egli si ritiene soddisfatto quando un
formalismo matematico è in grado di spiegare i dati sperimentali. Un'eccezione è
costituita dal dibattito intorno alla corretta interpretazione del principio di
indeterminazione. Nell'articolo L'interpretazione del principio di causalità nella mec-
canica quantistica Fermi cerca di precisare in che senso in meccanica
quantistica non si possono determinare gli eventi futuri e mostra con chiarezza
che la nuova teoria non è caratterizzata tanto dall'indeterminazione dello sviluppo
Enrico Fermi e Enrico Persico temporale degli eventi, quanto dall'incertezza implicita necessariamente nella
in montagna (1930)
152 L'opera scientifica di Enrico Fermi Luisa Bonois

